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  LE COLLEZIONI


 

 



LA COLLEZIONE DI PALEONTOLOGIA

            È una delle sezioni più interessanti e ricca di storia. Essa raccoglie circa 6000 tra fossili e rocce fossilifere; di questi un migliaio raccolti a Capri.

I fossili geologicamente più antichi conservati sono del Giurassico Superiore-Cretacico inferiore (circa 150-100 milioni di anni fa). Essi provengono in buona parte dagli scavi eseguiti nei primissimi anni di questo secolo al Capo (poco al di sotto di Villa Jovis) e a Venassino. Si tratta in genere di Molluschi, Celenterati, Spugne ed Echinodermi. I fossili provenienti da questi scavi furono studiati da insigni paleontologi come Parona (1904, 1905, 1919), Airaghi (1905) e De Angelis D'Ossat (1905). Questi studi dimostrarono già a quell'epoca la presenza di terreni sia giurassici che cretacici (Parona, 1919). Tra le specie ritrovate a Capri risultano particolarmente significativi alcuni Bivalvi a conchiglia spiralata di grandi dimensioni come Toucasia carinata e Requienia. Alcune specie di Coralli e di Echinodermi sono risultati nuovi per la scienza e un paio furono dedicati dagli studiosi al dottor Ignazio Cerio. E' questo il caso dell'echinoderma Rhabdocidaris cerioi Airaghi e del celenterato Acantocoenia cerioi De Angelis D'Ossat. Parte dei tipi di questi fossili sono conservati al museo.

Sono esposti anche fossili di invertebrati, sempre raccolti da I. Cerio, provenienti da terreni più giovani. Si tratta in massima parte di Molluschi quaternari ( più antichi di 2 milioni di anni fa) che furono oggetto di studio da parte di Raffaello Bellini (1902b, 1916, 1924, 1926). Si aggiunge anche un esemplare di Ostrea sp. proveniente dalla zona di Tiberio. L'esemplare fu rinvenuto dal geologo Hermann Karsten di Berlino durante i suoi studi sulla geologia dell'isola (Karsten, 1895; 1898) e donata ad I.Cerio.

Particolarmente importanti risultano anche i resti di vertebrati rinvenuti durante gli scavi per l'ampliamento dell'Hotel Quisisana (anno 1905) e quelli di Grotta delle Felci. Nel primo è stata riconosciuta un fauna di tipo continentale del Pleistocene medio (circa 2-300 mila anni fa), di clima temperato, (Piperno & Segre, 1984); questa indica che Capri era a quell'epoca legata alla terraferma. La fauna contiene, tra l'altro, resti di elefante*, pantera (Panthera pardus), rinoceronte* (Dicerorhinus cf. hoemitoechus), cinghiale* (Sus scrofa), ippopotamo* (Hippopotamus sp.), orso* (Ursus cf. spelaeus) e cervo* (Cervus elaphus). Alcuni resti delle specie sopramenzionate (quelle contrassegnate con un asterisco) sono conservati a Capri.

Per quanto riguarda la Grotta delle Felci si deve ad Ignazio Cerio il riconoscimento dell'importanza del sito e l'inizio dei primi scavi (1885). Questi proseguirono agli inizi degli anni quaranta (Blanc & Cardini, 1955) mettendo in luce la presenza di resti di un cervide (Cervus tyrrhenicus Azzaroli) del Pleistocene superiore (forse 30-10.000 anni fa), di taglia ridotta (Azzaroli, 1961). Il rapporto tra le varie parti dello scheletro indicano che si tratta di una forma affetta da nanismo, endemica dell'isola; ciò testimonia che a quell'epoca Capri era separata dalla terraferma.

Di questo sito e di altri (es. Certosa), il Museo conserva oltre un centinaio di pezzi (in genere frammenti di ossa e denti di vertebrati terrestri).

Sono presenti nel Museo anche fossili provenienti da altre località. Si tratta in massima parte di invertebrati marini di varie ere geologiche pervenuti da classici giacimenti fossiliferi del secolo scorso; questi abbracciano un intervallo di tempo di circa 450 milioni di anni. Tra le collezioni di particolare interesse sono presenti, ad esempio, quelle dei fossili del Siluriano di Dudley (Inghilterra), delle Ammoniti del Rosso Ammonitico dell'Italia centro-settentrionale, dei molluschi cenozoici del Bacino di Parigi.

Sono presenti anche alcuni resti di vegetali del Carbonifero (320 milioni di anni fa) e di Pesci del Devoniano (380 milioni di anni fa).

A ciò si aggiunge la sezione di petrografia e mineralogia che raccoglie una trentina di campioni di vari litotipi affioranti sull'isola. Si tratta in genere di rocce calcaree del substrato meso-cenozoico.


LA COLLEZIONE DI ZOOLOGIA

            È una delle più interessanti del Museo. Essa raccoglie in gran parte materiale proveniente da Capri (oltre 10.000 pezzi). Sono conservati in prevalenza rappresentanti della fauna - in genere malacofauna - e flora marina.

Il materiale è da mettere in relazione con un altro filone di ricerca sviluppato da I. Cerio: gli studi di biologia marina. Per tali ricerche - che potremmo definire quasi pionieristiche per quell'epoca- I. Cerio ideò e costruì  , alla fine del secolo scorso, una draga che gli permise di raccogliere campioni di sedimenti incoerenti dei fondali marini attorno a Capri fino ad una profondità di 500 metri. Questa attività, successivamente sviluppata con le ricerche oceanografiche di Krupp e Lobianco (Lobianco, 1901, 1903), richiamò i maggiori studiosi di malacologia allora presenti a Napoli; tra questi Guglielmo Acton, Nicola Tiberi, Alfonso Castriota Scanderberg, Carlo Praus, Allery di Monterosato e Raffaello Bellini. Ciò permise già per quell'epoca la conoscenza approfondita della fauna a molluschi del Golfo (p.es. Bellini, 1901a) e la loro distribuzione batimetrica. Tra le forme di un certo interesse zoologico va citata la Mitra zonata (Bellini, 1904).

 Contemporaneamente agli studi sopracitati Cerio si interessò alla fauna terrestre; scoprì, tra l'altro, la lucertola dei Faraglioni (Lacerta muralis caerulea), di cui il museo conserva alcuni esemplari in provetta, descritta per la prima volta da Eimer (1873-74). Questa particolare varietà di lucertola dalla tinta marcatamente bluastra fu fonte di vivaci polemiche scientifiche per quanto riguardava la posizione sistematica e le implicazioni evolutive specialmente da Eimer (1877,1881) e von Bedriaga (1874, 1876, 1879a, 1879b, 1886).

Ignazio Cerio promosse inoltre ricerche sui Molluschi terrestri (Bellini, 1900, 1901b). Tra le forme più interessanti rinvenute citiamo: Clausilia paestava, Testacella drymonia e varie specie di Helix.

Tra gli altri organismi marini e terrestri raccolti da Cerio, o di cui promosse gli studi, sono da ricordare gli Echinodermi (Gasco, 1876), gli Aracnidi (Pavesi, 1875) e gli Insetti (Brown, 1903, 1904, 1905). Purtroppo solo una minima parte del materiale raccolto con questa instancabile attività è rimasta al museo, la maggior parte fu generosamente donata ai vari studiosi che se ne interessarono. Sono conservati, però, interessanti esemplari di Echinodermi, Crostacei e Celenterati (tra cui anche esemplari di corallo rosso).

Sono, inoltre, conservati anche esemplari di grosse colonie di Madreporari di barriera corallina che I.Cerio probabilmente raccolse durante i suoi viaggi all'estero (circa una sessantina di pezzi).


LA COLLEZIONE DI BOTANICA

            La sezione del museo raccoglie unicamente flora spontanea di Capri, molto ricca di specie e studiata approfonditamente. Il museo conserva un erbario con circa 500 specie suddiviso in una decina di contenitori sulla base della loro posizione sistematica.

Le specie vegetali furono raccolte da I. Cerio in massima parte tra il 1895 ed il 1900 e sono serviti per la compilazione della "Flora dell'isola di Capri" pubblicata da Cerio insieme con Raffaello Bellini (1900). In quest'opera i due autori segnalano la presenza sull'isola di 32 nuove specie non rinvenute nelle pur pregevoli compilazioni precedenti.

L'erbario rappresenta un prezioso aiuto per lo studioso. E' utilizzato tutt'oggi quale base per la compilazione di rassegne di flora locale (Ricciardi, 1990).


LA COLLEZIONE DI ARCHEOLOGIA

            Raccoglie materiale preistorico proveniente da Capri e antropologico di varie parti del mondo.

Dallo scavo dell'Hotel Quisisana insieme ai resti di fauna pleistocenica (vedi paleontologia) provengono amigdale dello Acheuleano, schegge di tecnica clactoniana e lavalloisiana (Cerio 1906, Bassani e Galdieri 1910, Piperno e Segre 1984).

Dalla Grotta delle Felci al di sopra del livello con resti di Cervus tyrrhenicus del Pleistocene superiore (vedi Paleontologia) si ritrovano, non distinti stratigraficamente, resti  di ceramiche (Rellini, 1923) con stili e culture diverse. Le fatture di alcune ceramiche dipinte hanno caratteri tali da indurre gli studiosi ad individuare una "cultura di Capri" (per es. Radmilli, 1978). Altre ceramiche si inquadrano nelle culture di Ripoli e di Diana.

Oltre alle ceramiche sono presenti anche ciottoli con dipinti schematici antropomorfi (Buchner 1954-1955). La consistenza è di circa 500 pezzi.

Sono presenti, infine una trentina di reperti - essenzialmente frammenti di ceramiche - provenienti da scavi effettuati in altre località dell'isola (Castiglione, Valentino).

   Sono,inoltre, conservati reperti provenienti da altre località. Si tratta di una ventina di riproduzioni di vasi dell'Età del Bronzo e di una cinquantina di amigdale e punte di freccia (Italia, USA).


LA COLLEZIONE ARCHEOLOGICA “BENNER PAGANO”

          I materiali che compongono la collezione archeologica sono quanto mai vari per classi, tipologia e cronologia: si tratta di circa 161 reperti, dei quali 89, più o meno integri, schedati dalla Soprintendenza Archeologica per le Province di Napoli e Caserta, mentre 72 frammenti sono stati individuati dopo una ricognizione di tutti gli oggetti antichi conservati presso il Centro Caprense Ignazio Cerio. Questi ultimi, pur nel loro stato frammentario,  risultano particolarmente interessanti, dal momento che l’indicazione di provenienza permette di ascriverli ad un contesto certamente caprese, in località S. Antonio; mentre per quanto riguarda gli altri esemplari, la provenienza resta ignota, come d’altra parte avviene quasi sempre quando si tratta di collezioni private. Fa eccezione un’anfora tarda, ritrovata nelle acque della Grotta Azzurra.

Tra i materiali più antichi figurano alcuni vasi a vernice nera ed un’anforetta in ceramica acroma, databili tra V e IV secolo a.C., di produzione greca, ceramica a figure rosse di fabbrica pestana e un bel cratere della produzione Gnathia, databili tra la seconda metà del IV a.C. e la fine dello stesso secolo. In ambito funerario vanno ascritti i 9 balsamari, quasi tutti, ad eccezione di due ellenistici, pertinenti al I secolo d.C.

Tutti gli altri materiali, che comprendono ceramica comune, particolarmente rappresentata da olle e coperchi, ceramica a pareti sottili, terra sigillata italica, lucerne, antefisse, vetri e frammenti di intonaco e di cornici a stucco si inquadrano nell’ambito dello stesso secolo, con qualche oscillazione in quello successivo per quegli oggetti della ceramica comune la cui forma si evolve più lentamente e per i quali, in mancanza di un contesto di rinvenimento, risulta più complessa una datazione più circoscritta.


LA COLLEZIONE "RAFFAELLO BELLINI".

            E' rappresentata da una parte della collezione privata di Raffaello Bellini (Foligno 22.7.1874 - Napoli 13.4.1930). Insegnante di materie scientifiche in diversi licei d'Italia si dedicò allo studio di varie branche delle Scienze Naturali prediligendo principalmente la malacologia: si interessò in particolare di gasteropodi terrestri e di ammoniti giurassiche. Soggiornò ripetutamente a Capri dove strinse amicizia con Ignazio Cerio fin dal 1892. Con I. Cerio si interessò della flora caprese (1900) e di paletnologia (Pigorini, Cerio e Bellini, 1906).

Per quanto riguarda la flora di Capri Bellini costituì un erbario che donò all'Orto Botanico di Roma (cfr. Guadagno 1931-32). Si interessò anche alla geologia di Capri approfondendo essenzialmente gli aspetti stratigrafici, geomorfologici e paleontologici; i suoi contributi furono per quell'epoca di notevole rilievo e tutt'oggi forniscono dati interessanti.

La collezione, donata dopo la sua morte al Centro Cerio, consiste di circa 2000 pezzi di minerali, rocce e fossili provenienti da varie parti del mondo e circa 500 conchiglie marine del Golfo di Napoli. A questo si aggiunge un piccolo erbario con un centinaio tra le essenze più comuni della flora italiana che lo studioso utilizzava, probabilmente, per la didattica della botanica nelle scuole medie superiori.

 

LA COLLEZIONE ENTOMOLOGICA "OTTO SOHN RETHEL".

            Era costituita da oltre 3000 esemplari di insetti che questo pittore e studioso di entomologia raccolse e collezionò durante i suoi lunghi viaggi in Oriente ed in parte durante il suo soggiorno sull'isola. L'attacco di microrganismi ha purtroppo ridotto questa interessante collezione a pochi esemplari.


LA COLLEZIONE ALGOLOGICA “ORONZIO GABRIELE COSTA”

            Si tratta di una collezione storica appartenuta al prof. Oronzio Gabriele Costa (1789-1867) e probabilmente acquistata da Ignazio Cerio nella seconda metà dell’Ottocento. Essa è composta di tre quadri a parete circa 90x70 cm contenenti ciascuna una trentina di lastrine con alghe marine essiccate del Golfo di Napoli. Per le cattive condizioni della cornice il contenuto di uno dei quadri è stato sistemato in cassettiere.

 

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